Palazzo Donn’Anna e i suoi fantasmi

Palazzo Donn’Anna e i suoi fantasmi

di Simona Vitagliano

“Il bigio palazzo si erge nel mare.

Non è diroccato, ma non fu mai finito; non cade, non cadrà, poiché la forte brezza marina solidifica ed imbruna le muraglie, poiché l’onda del mare non è perfida come quella dei laghi e dei fiumi, assalta ma non corrode.

Le finestre alte, larghe, senza vetri, rassomigliano ad occhi senza pensiero; nei portoni dove sono scomparsi gli scalini della soglia, entra scherzando e ridendo il flutto azzurro, incrosta sulla pietra le sue conchiglie, mette l’arena nei cortili, lasciandovi la verde e lucida piantagione delle alghe.

Di notte il palazzo diventa nero, intensamente nero; si serena il cielo sul suo capo, rifulgono le alte e bellissime stelle, fosforeggia il mare di Posillipo, dalle ville perdute nei boschetti escono canti malinconici d’amore e le malinconiche note del mandolino: il palazzo rimane cupo e sotto le sue volte fragoreggia l’onda marina…”
Matilde Serao, Leggende Napoletane.

Palazzo Donn'Anna Ph: Simona Vitagliano

Palazzo Donn’Anna
Ph: Simona Vitagliano

 

Ci sono posti, a Napoli, che anche guardati cento volte lasciano scoprire sempre qualcosa di nuovo sulla loro origine, sui loro particolari, sulle loro ferite.

Uno di questi è sicuramente Palazzo Donn’Anna, con i suoi mille misteri, leggende, le sue stanze e i suoi “pezzi” mai terminati, che restano lì a testimoniare la sua intera storia.

Salendo la meravigliosa via Posillipo, che costeggia il mare, è praticamente impossibile non notarlo: un palazzo che, incredibilmente, si staglia verso l’infinito; fatto di nicchie, finestre, archi, una spiaggetta sottostante e delle conche che finiscono in acqua, è un posto che lascia a bocca aperta, a metà tra lo stupore e la meraviglia, tra il senso di mistero e di immensità. A guardarlo, il Palazzo Donn’Anna, suscita emozioni così intense e contrastanti che è veramente difficilissimo non porsi domande sulla sua origine e sul suo senso nella nostra città.

La storia

palazzo Donn'Anna visto dal mare. Fonte: Wikipedia

Palazzo Donn’Anna visto dal mare.
Fonte: Wikipedia

 

Palazzo Donn’Anna sorge sulla struttura di un edificio preesistente chiamato La Serena (o anche Villa Bonifacio o Palazzo Della Sirena), di proprietà del Marchese Dragonetto Bonifacio. Nel 1571 divenne proprietà dei Ravaschieri, che a loro volta vendettero, per 800 ducati, il progetto al Principe Luigi Carafa di Stigliano, nonno della famosa Donna Anna Carafa, che darà il nome al palazzo.

Donna Anna Carafa, famosa per le sue immense ricchezze, già consorte del vicerè Ramiro Nuṅez de Guzmán, Duca di Medina de las Torres, ereditò l’edificio alla morte dei fratelli e del padre.

In occasione delle nozze con la principessa, per sua volontà, quasi come un regalo di nozze, fu proprio il vicerè a commissionare il lavoro di rifacimento del palazzo al famosissimo e accreditatissimo architetto e scultore Cosimo Fanzago.

Per il palazzo venne previsto un progetto a due ingressi, uno da terra e uno da mare, su una base rettangolare in tufo appoggiata direttamente sullo scoglio; al secondo piano vennero ipotizzate una serie di decorazioni con statue.

Ma tutto questo è stato realizzato solo per metà, durante i due anni di lavoro maturati.

A causa della temporanea caduta del viceregno spagnolo, infatti, il tutto si interruppe con la partenza del marito di Donna Anna, costretto a tornare (per non dire scappare) in patria nel 1644, lasciando la moglie sola nella residenza di Portici e sfuggendo all’insorgenza popolare che invece uccise proprio la consorte, a soli trent’anni, il 24 Ottobre del 1645.

Nel 1647 il palazzo fu saccheggiato durante i fatti di Masaniello. Nel frattempo era passato nelle mani di Nicola Guzman, figlio della coppia, che ne aveva ordinato il restauro, commissionando un rialzo di ben tre piani. Un breve periodo di luce vide questo meraviglioso edificio, fatto metà di terra e metà di mare, al centro di feste e ricevimenti dell’alta società napoletana, che sembrarono regalargli, finalmente, il ruolo a cui era sempre stato predisposto. Ma il terremoto del 1688 ne definì di nuovo le sorti, uccidendo il proprietario e portando nuovi danni alla struttura.

Successivamente Palazzo Donn’Anna sfilò di mano in mano cambiando continuamente la sua destinazione d’uso: passò al fisco, poi ad un altro Carafa che lo vendette al Marchese di Calistri, Don Carlo Minelli; agli inizi dell’Ottocento, sotto il regno di Ferdinando IV di Borbone, per ampliare la strada di Posillipo ne fu ridimensionata la facciata; nel 1824 divenne una fabbrica di cristalli, è stata  un albergo, con l’acquisto dei Geisser nel 1870 circa; fu poi acquistata dalla Banca d’Italia e dai Genovois, due anni più tardi, passando poi dalla famiglia Capece Minutolo e dai Colonna di Paliano; è stata anche trattoria, fonderia per pallini da caccia e ha persino contenuto stalle per cavalli.

Oggi il palazzo, sebbene rappresenti qualcosa di veramente unico nella città di Napoli, è semplicemente diviso tra più proprietari, che lo hanno frazionato in vari condomini, rendendolo un’abitazione privata. Tutto questo, ovviamente, ostacola un qualunque progetto di unificazione e di resa a “Museo”. All’interno c’è ancora, però, un teatro aperto verso il mare, dal quale si può godere di un bellissimo ed unico panorama della città.

Palazzo Donn’Anna non è quindi visitabile ma l’accesso è reso possibile via mare dalla spiaggetta privata su cui si staglia.

Essendo una spiaggia libera, d’estate è punto di ritrovo per molti che vi arrivano in barca o passando per i vicini lidi a pagamento, come Bagno Elena.

La Leggenda

Il Palazzo Donn’Anna, però, è anche un luogo fatto di antiche leggende.

Pare che, intorno a questa meraviglia di Posillipo, ce ne siano almeno un paio.

Nelle credenze popolari Donn’Anna sarebbe stata confusa con la Regina Giovanna D’Angiò, donna famosa e discussa per le sue abitudini lussuriose.

Si crede, infatti, che la Regina abbia dimorato nel palazzo, consumando lì notti di passione con dei giovani e aitanti pescatori. Come una mantide religiosa, però, Giovanna D’Angiò avrebbe avuto il pessimo “vizio” di ammazzare i suoi amanti all’alba, gettandoli dalle finestre del palazzo o da una botola, si racconta, che dava direttamente sugli scogli.

Gli spiriti di questi sventurati si aggirerebbero ancora oggi tra i sotterranei dell’edificio, affacciandosi verso il mare in un continuo, unico e tremendo lamento.

Secondo altri, invece, la Regina utilizzava l’accesso da mare per far dileguare, in segreto, gli amanti su di una barca.

C’è poi la leggenda che riporta Matilde Serao nel suo “Leggende Napoletane“.

Donna Anna avrebbe avuto un amante, il nobile Gaetano di Casapenna, habituè delle serate di gala e dei ricevimenti sfarzosi in cui la donna amava farsi notare in abiti pregiati e luminosi.

Durante una di queste serate la nipote della padrona di casa, la bellissima e giovane Mercedes de las Torres, avrebbe partecipato a un piccolo sceneggiato teatrale organizzato per l’evento, proprio insieme a Gaetano. Infatti, seguendo una moda francese dell’epoca, durante queste feste si assisteva ad una rappresentazione con gli attori scelti tra i nobili presenti.

Quella sera la commedia raccontò la drammatica storia d’amore di una schiava morta per salvare il suo padrone, del quale era perdutamente innamorata. Durante la scena finale la ragazza avrebbe scambiato un bacio passionale e “veritiero” con il nobile Gaetano, in linea con il personaggio da lei recitato, innescando l’irrefrenabile gelosia di Donna Anna, l’unica, si racconta, a non applaudire alla fine dello spettacolo.

Si dice che nei giorni successivi alla serata ci furono svariati diverbi tra le due donne, finchè la giovane Mercedes scomparve, senza lasciare alcuna traccia di sè. C’è chi disse che si era rifugiata in convento per rispondere ad un’improvvisa vocazione, chi additò Donna Anna come responsabile, fatto sta che della ragazza non se n’è mai più saputo nulla. Qualcuno disse che venne giustiziata in gran segreto nei sotterranei del palazzo, per volere di Donna Anna, e che il suo corpo e il suo spirito siano rimasti lì.

Pare, tra l’altro, che Gaetano l’avesse cercata disperatamente, davvero innamorato, per moltissimo tempo, fin quando, ormai privo di lacrime, perse la sua vita in battaglia.

La leggenda vorrebbe che la presenza di Donna Anna, a persecuzione dei due giovani amanti, sia rimasta indelebile nelle fondamenta del palazzo.

Mercedes e Gaetano si cercherebbero ancora, e per l’eternità, ostacolati anche nella morte dalla gelosia di chi ha voluto che quell’amore non sbocciasse nemmeno in vita.

“Palazzo Donn’Anna non era solo un palazzo, era un mondo, talmente vasto che non si finiva mai di scoprirne gli angoli nascosti, scale misteriose e grotte oscure, pozze d’acqua morte e perfino trabocchetti.” 

Raffaele La Capria

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