Lo squarcio fra le mura del Maschio Angioino: e se la causa non fosse l’esplosione della Caterina Costa?

Lo squarcio fra le mura del Maschio Angioino: e se la causa non fosse l’esplosione della Caterina Costa?

di Simona Vitagliano

Che la storia di Napoli sia ricca di curiosità e misteri è cosa nota in tutto il mondo.

Quello che forse è meno noto è che la storia stessa è fatta di piccole storie, quei piccoli particolari che possono fare la differenza.

Si è parlato dell’atroce tragedia creata dall’esplosione della Caterina Costa, una motonave imponente adibita a trasporti bellici, nel Marzo 1943.

Se n’è tentato anche un riaggancio con lo squarcio in una parete del Maschio Angioino, rifacendoci a una marea di ricostruzioni identiche comparse in articoli pubblicati negli ultimi anni in rete, rendendoci conto poi che le ipotesi di quella frattura sono svariate e, molto probabilmente, completamente scollegabili da quell’episodio!

Pubblicando l’articolo nel gruppo facebook “Napoli Retrò“, infatti, ne è nata una interessantissima discussione con alcuni dei membri, il cui contenuto  ha fornito elementi importantissimi per ricostruire questo pezzetto di storia così recente eppure così misterioso.

Innanzitutto c’è da precisare una cosa: la foto, che compare nella stragrande maggioranza dei siti che parlano di storie napoletane, che ritrarrebbe una Napoli distrutta dalle bombe è, in realtà, ironia della sorte, una foto di Milano, come attesta un importante documento curato dalla Professoressa G. MENGOLI. Si tratta della Chiesa San Fedele, immortalata, comunque, ai tempi dei bombardamenti del ’43 (ringrazio l’amministratrice Enza D. V. per la nota).

Immagine erroneamente attribuita a Napoli. Si tratta infatti di Milano, Chiesa San Fedele, dopo i bombardamenti del '43

Immagine erroneamente attribuita a Napoli.
Si tratta infatti di Milano, Chiesa San Fedele, dopo i bombardamenti del ’43

Altro elemento importantissimo da tener presente nella marea di “bufale” che circolano in rete, tramandate dai copia/incolla di sito in sito che hanno disorientato anche noi, è un video girato ad Agosto 1943 dall’Istituto Luce, che mostra una Napoli devastata dai bombardamenti e dalle macerie, sovrastanti qualunque stabile e qualunque punto nevralgico della città, senza fare eccezione nemmeno per la Chiesa di Santa Chiara o il Palazzo Reale.

Il filmato si conclude con le immagini di un Maschio Angioino ferito nella torre, ma non nella porzione di muro che invece ci si aspetterebbe; eppure il video è successivo di alcuni mesi all’esplosione della Caterina Costa, avvenuta a Marzo dello stesso anno!

Naturalmente, questo cambia tutta la storia, perlomeno per come è stata raccontata e tramandata sino ad oggi da molte bocche e molti siti web, sempre supponendo che le immagini ivi contenute non siano state di “repertorio” e quindi non contemporanee alla data che compare all’inizio del filmato (ringrazio per l'”esumazione” di questo reperto Maurizio E.).

 

A questo punto, inoltre, vanno considerati altri elementi contenuti in un’altra, antecedente, conversazione avuta sempre tra gli utenti di questo gruppo facebook utilissimo e pieno di persone davvero appassionate della storia e delle storie di Napoli.

Paolo B. assicura di aver presenziato ad una dichiarazione del professore Aldo Loris Rossi, classe 1930, ordinario presso la facoltà di architettura e abitante del Monte Echia, spuntone roccioso del quartiere San Ferdinando, che avrebbe chiarito questo dilemma.

Si tratterebbe, secondo il professore, di un colpo d’artiglieria da parte dei tedeschi in ritirata, una sorta di sfregio, o forse il tentativo di danneggiare/abbattere l’imponente castello.

D’altro canto, da una veloce ricostruzione grafica fatta dall’amministratrice Enza D. V., l’ipotetico rottame partito dalla Caterina Costa ormeggiata al porto avrebbe dovuto fare una sorta di “deviazione”, come un giro ad effetto, per colpire in una maniera così frontale la parete interessata del Castelnuovo, poichè questa non si trova di fronte al porto ma laterale!

Traiettoria del rottame che avrebbe dovuto viaggiare dalla Caterina Costa alla facciata del Maschio Angioino. Fonte: Gruppo FB "Napoli Retrò"

Traiettoria del rottame che avrebbe dovuto viaggiare dalla Caterina Costa alla facciata del Maschio Angioino.
Fonte: Gruppo FB “Napoli Retrò”

Quest’immagine ritrae l’area dello scoppio della nave:

Area dello scoppio della Caterina Costa. Fonte: Napoli Retrò Gruppo FB

Area dello scoppio della Caterina Costa.
Fonte: Napoli Retrò Gruppo FB

Questa, invece, è la suggestiva (e terrificante) immagine postata da un altro utente, Gennaro C., che raffigura l’esplosione:

Esplosione Caterian Costa. Fonte: "Napoli Retrò" gruppo facebook

Esplosione Caterian Costa.
Fonte: “Napoli Retrò” gruppo facebook

Il relitto della "Caterina Costa" dopo l'esplosione nel porto di Napoli. Fonte: "Napoli Retrò" gruppo facebook

Il relitto della “Caterina Costa” dopo l’esplosione nel porto di Napoli.
Fonte: “Napoli Retrò” gruppo facebook

Numerose testimonianze di utenti con parenti vissuti in quel posto confermano la versione della granata tedesca. L’ultima parola è stata quella di Francesco L., che avendo lavorato al Maschio Angioino per diversi anni e avendo qui conosciuto persone che all’epoca dei fatti lo abitavano, ha potuto fornire più dettagli ai fatti storici: ” nel 1943, alla vigilia delle 4 giornate di Napoli, incominciarono le prime scaramucce tra napoletani e tedeschi; un giovane meccanico fu ucciso a Piazza Principe Umberto, ci furono dei rastrellamenti in via Sedile di Porto, molti saccheggi perpetrati dai tedeschi, tra cui a molte gioiellerie, ed altri episodi (…) alcuni giovani si erano asserragliati sui merli di Castelnuovo, incominciando a lanciare pietre contro i soldati germanici, che brulicavano nella zona del porto e si facevano scudo con un carro armato tigre che percorreva via Agostino de Pretis. Il mezzo blindato venne fermato da alcuni militari che lo indussero a sparare un colpo intimidatorio sulla facciata . Erano giorni di fermento, i tedeschi si organizzavano a lasciare Napoli“.

Il tutto sarebbe, ovviamente, avvenuto prima delle Quattro Giornate di Napoli, in cui i tedeschi si ritirarono, quindi.

Danilo S. ha anche lasciato una testimonianza da parte della sua famiglia: “Mio padre e mia mamma mi raccontavano dell’esplosione. Abitavano a Portici… ma si spaventarono, pensarono al Vesuvio, che eruttò qualche tempo dopo. Mio padre mi raccontava delle scene raccapriccianti, di pezzi di armi pesanti e brandelli umani volati a chilometri di distanza e ritrovati sui palazzi… e passando a Piazza Municipio, una volta, mi disse di quella ferita legata all’esplosione… evidentemente molti in città pensarono a quello. Un danno simile dopo un’ esplosione simile è facilmente ricollegabile, se non sei stato di persona sul posto. Ci vuole poco a costruire false verità. Tant’è che questo errore si trova scritto ovunque“.

Queste testimonianze utilissime e, soprattutto, il video indicato, farebbero quindi escludere tutte le altre ipotesi girate intorno alla “ferita” del Maschio Angioino, compresa quella che vedrebbe un collegamento nella Congiura Dei Baroni del XV secolo.
Nonostante questo, però, non sono poche le persone che contraddicono queste conclusioni, affermando che: “Chi dice che quello squarcio non fu prodotto dall’esplosione della nave Caterina Costa il 28 marzo del 1943 mente”.
Risulta veramente difficile pensare che un accadimento di soli 70 anni fa susciti ancora così tanti dubbi e incertezze. E’ quasi inverosimile, dato che alcuni testimoni diretti, in fondo, potrebbero essere ancora in vita e raccontare la verità a tutti.

Ringrazio, ad ogni modo, infinitamente tutti gli utenti del gruppo per essere stati così precisi nel ricostruire, insieme, questo pezzetto di storia, o perlomeno delle valide ipotesi. In fondo, la verità, come spesso avviene, è contenuta soltanto tra i ricordi tramandati di generazione in generazione più che in qualche articolo online.

La storia, se ci si pensa, è fatta dalle persone, non da quello che poi viene scritto e reso ufficiale, magari riempiendo le pagine di un libro scolastico.

Vale quindi la pena citare l’ultimo ricordo, fornito dell’utente Massimo M.:”Mio padre mi parlava di questa esplosione, narrandomi un tragico aneddoto“; pare che una donna, mentre camminava a passo svelto nei pressi dell’esplosione (della Caterina Costa) venne decapitata da una lamiera, facendo altri due o tre passi senza testa.

Ci sono ancora studi in corso in merito alla faccenda dello squarcio nel Maschio Angioino, chi avesse elementi concreti e inconfutabili che supportino una di queste teorie può contattarci per la stesura di altri articoli di approfondimento!
Grazie infinitamente a tutti.

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