L’inventiva dei napoletani: locali che celebrano la napoletanità

L’inventiva dei napoletani: locali che celebrano la napoletanità

di Annina D'Ambrosio

I napoletani sono noti per la loro fantasia, inventiva, genialità che riescono a mettere in pratica in svariati campi: arte, musica, cucina, teatro, vita quotidiana… insomma, la creatività del popolo napoletano non ha limiti!
A dimostrazione di questo, vogliamo parlarvi di alcuni ristoratori del territorio campano che hanno scelto, per i loro locali, dei nomi davvero simpatici e particolari.
Cominciamo con un ristorantino da asporto situato a Napoli: si tratta di “Eat e biv“, già dal nome si capisce tutto!

Dalla pagina facebook ufficiale

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Un nome particolare e fantasioso, un mix tra inglese e napoletano: eat, verbo inglese che significa “mangiare” e biv, coniugazione del verbo napoletano che significa “bevi”. Dunque “Eat e biv” sta per “Mangia e bevi“. La cosa particolare è proprio il suono di questa frase: leggendola o pronunciandola c’è l’evidente richiamo a un modo di dire tutto napoletano, ossia, “chi t’è biv” (chi ti è vivo), espressione legata al modo di dire “all’anema e chi t’è viv” (all’anima di chi ti è vivo) variante non offensiva, insieme a “chi t’è viecchj” (chi ti è vecchio), dell’insulto “all’anema e chi t’è mmuort’” (o “stramuort’“, rafforzativo!) che rievoca, in forma spregiativa, i defunti dell’insultato per offenderlo nella sua rispettabilità, accusandolo di discendere da parenti riprovevoli, o semplicemente per deriderlo, anche solo scherzosamente.
Dunque, il nome di questo locale è un evidente richiamo a un modo di dire verace della lingua napoletana, come verace è anche la sua cucina. Prodotto di punta del locale è il “cuzzetiello“: il cozzetiello, ossia l’estremità del pane cafone, emblema della cucina napoletana, che rimanda alla tipica domenica del Sud quando, nell’attesa che il pranzo sia pronto, si fa la classica scarpetta nel ragù che cuoce in pentola. Insomma, il cuzzetiello è una cosa amata da ogni napoletano e da sfizio e merenda degli scugnizzi è diventato simbolo dello street food.
La caratteristica del cozzetiello napoletano è, in primis, la sua croccantezza: una crosta esterna spessa che è un piacere mordere e che avvolge una morbida mollica pronta ad assorbire il condimento; il cuzzetiello è celebrato dal locale alla grande, proponendolo in diverse gustose varianti: classico al ragù, oppure con polpette e parmigiana di melanzane o anche con pancetta, ricotta e friarielli. Dunque, un’esplosione di napoletanità!
Non possiamo non citare anche “Puok e Med“, il locale del famoso food blogger napoletano Egidio, situato al Vomero e specializzato in panini.

Fonte: pagina Facebook ufficiale

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La scelta del nome del locale è, anche in questo caso, un chiaro richiamo e una forte celebrazione della napoletanità. “Puok e Med” è una modifica del modo di dire “puorc’ e merd’“, espressione usata in modo scherzoso o anche dispregiativo per identificare una persona di buona forchetta, particolarmente golosa, ingorda, insaziabile… insomma un “porco”!
Un altro locale che elogia la lingua napoletana è il “Kestè“, celebre live-bar situato nel centro storico di Napoli, da tempo punto di riferimento della movida giovanile.

Fonte: Pagina Facebook Kestè

Fonte: Pagina Facebook Kestè

Kestè” è un nome simpatico, breve, d’impatto, legato all’espressione napoletana “chest’è” (questo è), utilizzata nella lingua parlata per dire “le cose stanno così“, con un tono spesso rassegnato che invoca l’essere pazienti, come a dire “pazienza, questo è“, oppure si usa quando, durante un dialogo, l’interlocutore ha finito di raccontare qualcosa e termina con “chest è“, come a dire “questo è, null’altro da aggiungere” o ancora, “chest è, camma fà!” (questo è, cosa possiamo farci!).
Altro locale è lo “JammeJa – Neapolitan Street Food” a San Giorgio a Cremano. Qui è possibile gustare primi, secondi, contorni e numerosi piatti della tradizione gastronomica napoletana.

Fonte: Pagina facebook ufficiale

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JammeJa” è evidentemente legato all’espressione napoletana “Jamme jà” che, letteralmente, significa “andiamo dai” ed è quindi usato per intendere “forza, su, sbrighiamoci“; una variante è “jamme bell’ jà” espressione rafforzativa di “muoviti, sbrigati“.
L’espressione “Jamm jà” è più volte citata anche nel film campione d’incassi “Benvenuti al Sud“; famosa è la scena in cui Claudio Bisio, nei panni di Alberto, giunto per la prima volta a Castellabate osserva e conosce le usanze del luogo e vede il netturbino circolare per i vicoli urlando “Jamm jà” come segnale per far gettare ai cittadini i rifiuti in modo anomalo, ossia lanciandoli dalla finestra; così Bisio imita questa strana usanza e getta la spazzatura dalla finestra della sua abitazione ma, sfortunatamente, il sacchetto lanciato casca proprio davanti ai piedi di un vigile urbano che passa di lì in quel momento e che, dunque, gli fa una multa.
Insomma, questi sono solo alcuni simpatici esempi che mostrano come il popolo napoletano, spesso, in ogni cosa che fa, non fa mancare un pezzo di Napoli, che sia attraverso il dialetto, la musica, l’arte, il cinema o la tradizione gastronomica partenopea.

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