Li Galli: l’incantevole arcipelago delle Sirene

Li Galli: l’incantevole arcipelago delle Sirene

Fonte: Il Silenzio Cantatore

“Qui, presto, vieni, o glorioso Odisseo, grande vanto degli Achei, ferma la nave, la nostra voce a sentire. Nessuno mai si allontana di qui con la sua nave nera, se prima non sente, suono di miele, dal labbro nostro la voce; poi pieno di gioia riparte, e conoscendo più cose.”

Cosa c’entrano i versi dell’Odissea con il meraviglioso arcipelago che si scorge dalle nostre terrazze? Un legame c’è ed è molto antico; scoprirlo non farà che accrescere la suggestione di un luogo incantevole che si porta dietro l’eco di una storia lontana e affascinante.

Un luogo immerso tra il mito e la storia

Secondo la mitologia gli isolotti dell’arcipelago Li Galli furono abitati in origine da Partenope,Leucosia e Ligia, le sirene dell’Odissea che ammaliarono e condannarono alla perdizione con il loro canto i marinai in rotta verso l’isola. Le uniche imbarcazioni che riuscirono a salvarsi furono due: quella di Ulisse, che si face legare all’albero della nave su consiglio di Circe, e quella degli Argonauti, che si salvarono grazie alla lira di Orfeo capace di sopraffare l’ingannevole canto.

Le sirene sono da sempre il simbolo di ciò che attrae, di ciò che esercita sull’uomo un fascinoirresistibile, e che il mito abbia ragione o meno ad ambientare la loro vicenda nelle acque di quest’arcipelago, di sicuro chi ha inventato la storia ci ha visto giusto. Difatti, la magnificenza delle isole Li Galli è tale, da ammaliare chiunque le osservi tanto quanto farebbe la più affascinante delle sirene.

Al di là del mito il primo a parlare delle tre isole come luogo in cui vissero le sirene fu lo studioso grecoStrabone, il quale nella “Geografia” diede a queste piccole perle di mare il nome di Sirenai oSirenussai. In effetti nell’immaginario comune le sirene rappresentano non solo l’emblema della bellezza ma anche la personificazione degli ostacoli e dei pericoli del mare, e non a caso in quel tratto di mare più volte le violente correnti marine portarono le imbarcazioni a schiantarsi e a naufragare.

L’analogia con queste ammalianti creature di mare spiega anche il nome attuale dell’arcipelago, in quanto il toponimo “Li Galli” sembra richiamare l’immagine classica della sirena greca, che nel cultura del tempo veniva immaginata come una creatura metà donna e metà uccello.

Le coordinate geografiche dell’arcipelago

Li Galli è un arcipelago appartenente al comune di Positano costituito da tre splendide isole: GalloLungo, La Rotonda e l’isola Dei Briganti. La più grande delle tre è quella di Gallo Lungo, l’unica ad essere stata abitata sin dall’epoca romana come testimoniano i resti di una domus marittima.

Oggi l’arcipelago fa parte dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella e può essere raggiunto solo con imbarcazioni proprie, e anche se le isole sono molto piccole e impervie, l’incredibile limpidezza delle acque e la magnificenza del paesaggio naturale che le circonda. meritano di sicuro una visita. Degni di nota sull’isola sono anche un belvedere con vista su Capri, con fontana centrale decorata a mosaico, e le terrazze rivolte verso la Costiera Amalfitana.

Gli “uomini” delle isole Li Galli

La bellezza dell’arcipelago ha da sempre suscitato l’interesse di personaggi noti e nel 1924 il coreografo e ballerino russo Leonide Massine se ne innamorò al punto da acquistarlo. Nella sua autobiografia “La mia vita nel balletto”compare un’appassionata descrizione del suo primo incontro con le isole, che ancora oggi ha il sapore di una vera dichiarazione d’amore:

 

“[…] Durante la prima notte che trascorsi lì, guardando fuori dalla finestra, notai una deserta isola rocciosa a molte miglia fuori costa. Quando il mattino seguente chiesi notizie di essa a Mikhail Nikolaevic, egli mi disse che era la più grande delle tre isole de Li Galli, essendo le due più piccole nascoste alla vista […]”

[…]Fui sopraffatto dalla bellezza della vista sul mare, col Golfo di Salerno che si estendeva in lontananza. Con Paestum a sud e i tre faraglioni di Capri all’estremità settentrionale del Golfo, essa possedeva tutta la potenza drammatica di un dipinto di Salvator Rosa. Il silenzio era infranto solo dal mormorio del mare e da qualche grido di gabbiano. Sapevo che in quel luogo avrei trovato la solitudine che cercavo, un rifugio dalle pressioni estenuanti della carriera che avevo intrapreso. Decisi dunque, proprio lì e in quel momento, che un giorno avrei acquistato l’isola e ne avrei fatto la mia casa […]”.

 

Durante il suo soggiorno sull’isola, Massine promosse la costruzione di diversi edifici, tra i quali ricordiamo un anfiteatro, che fu accidentalmente distrutto da un tempesta, una serie di terrazzamenti destinati ad ospitare un ampio vigneto e una splendida villa che divenne la sua residenza e fu ristrutturata nel 1937 dal celebre architetto Le Corbusier.

Dopo la sua morte il figlio non fu più in grado di sostenere le spese e decise di vendere l’arcipelago ad un altro danzatore, il celebre Rudolf Nureyev, il quale lo trasformò nel suo rifugio estivo, pur trascorrendo la maggior parte del tempo immerso nella vita mondana di Positano.

Con Massine e Nureyev l’arcipelago conobbe la sua più bella parentesi d’oro, durante la quale fu trasformato in un tempio dedicato all’arte e alla danza, ma con la loro dipartita questo piccolo gioiello di mare fu di nuovo disabitato e successivamente affidato ad altri privati.

Oggi non possiamo dire se la sua storia cambierà ancora ma qualunque saranno i futuri sviluppi, noi al Silenzio Cantatore abbiamo una certezza che nessuno potrà mai toglierci: una vista privilegiata su questo angolo di paradiso.

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