Isola di Vivara: un patrimonio campano dimenticato

Isola di Vivara: un patrimonio campano dimenticato

di Simona Vitagliano
Isola di Vivara Fonte: Vivara.it

Isola di Vivara
Fonte: Vivara.it

L’Isola di Vivara è uno di quei posti senza tempo, dove il cemento degli umani non è arrivato a devastare, dove la Natura governa ancora sovrana, dove gli animali sono i proprietari di casa.

Un patrimonio di interesse culturale, naturalistico e turistico così pazzesco che si è increduli dinanzi all’indifferenza in cui resta, da anni.

Molti napoletani non immaginano nemmeno la sua esistenza.

Appartenente alle isole flegree e collegata a Procida tramite un ponte (non carrozzabile), l’isola di Vivara prende questo nome, probabilmente, in quanto “luogo in cui vivono animali”, Vivarium, appunto, in latino. Altre ipotesi riguardano il primo proprietario dell’isola, nel XVII secolo, il duca di Bovino, Giovanni Guevara, oppure la derivazione da lingua celtica della parola castoro, poichè un animale molto simile avrebbe popolato le sue terre in tempi remoti.

L’isolotto è completamente disabitato, fornisce acqua ad Ischia tramite il ponte sopracitato, è una riserva naturale statale ed è compresa nell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno insieme ad Ischia e Procida.

Geo-Storia

Con una particolarissima forma di mezzaluna, Vivara è una porzione di un cratere vulcanico, originatosi circa 55000 anni fa, sommerso ormai da moltissimo tempo. L’anello si completa con il  promontorio di Santa Margherita vecchia a Procida e racchiude lo specchio di mare di cui è riempito chiamato Golfo di Gènito.

In epoca romana si pensa che le due isole fossero collegate da una costa rocciosa.

Ci sono testimonianze di ritrovamenti archeologici che datano la presenza umana sull’isola addirittura a partire dall’età del bronzo, ma non ci sono moltissime informazioni ricavate in merito, poichè, probabilmente, l’isola a quei tempi non esisteva o era, comunque, un tutt’uno con Procida. Infatti nel passare sul ponte si nota che l’acqua è, in realtà, molto bassa!

Una spedizione effettuata, sul finire del 2015, su reperti sottomarini a 14 metri di profondità, condotta dallo studioso Marazzi, responsabile del Centro euromediterraneo per i beni culturali dell’Università Suor Orsola Benincasa, ha evidenziato un’ipotesi di quello che Vivara poteva essere 3600 anni fa, nel XVII secolo A.C.

Si parla di un porto fiorente, in pieno commercio con la Grecia micenea, affiancato da un insediamento di capanne e grandi abitazioni a pianta rettangolare, diffuse su tutta l’isola.

Vivara 3600 anni fa, ricostruzione al computer ad opera degli studiosi coordinati da Marazzi. Fonte: napoli.repubblica.it

Vivara 3600 anni fa, ricostruzione al computer ad opera degli studiosi coordinati da Marazzi.
Fonte: napoli.repubblica.it

Dagli anni 70 c’è un crescente interesse nei suoi confronti e di scavi ne sono stati ordinati e condotti parecchi, alcuni dei quali hanno fatto riemergere resti provenienti da 6-9 metri di profondità sottomarina, a testimonianza del fatto che anticamente l’isola doveva essere più estesa e che, se oggi appare in questo modo, è a causa di eventi simili a quelli del bradisismo di Pozzuoli che hanno alterato la costa originaria.

Dal XIV secolo, per circa due millenni, l’isolotto è rimasta privo di insediamenti stabili. Nel 1681 poi venne costruita una villa colonica che, ad oggi, è la costruzione più rilevante dell’intero territorio, ampio 0,4 km² con un perimetro di circa 3 km. A prima vista, le sue dimensioni sembrano maggiori a causa delle “altezze”, avendo una punta che si innalza fino a circa 110 metri sul livello del mare, laterali piuttosto ripidi e assenza totale di arenili.

Nella punta a Nord detta Capitello è possibile accedere direttamente a Procida e, cosa che non tutti sanno, in basso, alla fine del ponte, c’è un piccolo”ingresso” creato con dei gradini appositamente per la principessa Maria Josè che volle visitarla.

La parte più alta dell’isola ne è quasi il centro, ed è adornata con case rurali tra cui la villa colonica sopracitata con forni, frantoi e cantine e una casa padronale.

Alla punta Mezzogiorno, a sud, invece, c’è un edificio detto Tavola del re, da cui è possibile godersi lo spettacolo straordinario dell’intero Golfo di Napoli che s’inarca poco meno di 360° da Ischia fino al Vesuvio, passando per Capri e la Costiera Sorrentina.

Tornando alla storia, Vivara, poi, è stata riserva di caccia personale di Re Carlo III, nel XVIII secolo, popolata dal monarca stesso di conigli, caprioli e fagiani.

In tempi più moderni l’isola è passata di proprietario in proprietario, dal Comune di Procida ad un privato, il medico Lachianca, e poi all’Ospedale di Procida. E’ stata poi annessa, nel ’72, alla Regione Campania, dopo aver ospitato per circa quindici anni l’acquedotto che rifornisce, ancora oggi, Ischia, come detto precedentemente.

Un abitante a lungo termine dell’isola, ai nostri tempi, è stato Giorgio Punzo, naturalista e docente in pensione, che visse sul suo suolo dal ’77 al ’93, conducendo anche parecchie ricerche. Il suo intento era valorizzare e proteggere un luogo speciale come Vivara, ma non gli venne riconosciuto nessun tipo di appoggio da parte delle istituzioni, tant’è anche allo scadere del tempo concessogli per studiarla, ne venne praticamente sfrattato senza se e senza ma.

Da quel momento questa meravigliosa oasi, unica nel suo genere nel nostro golfo, è stata visitata e vandalizzata soltanto da avventori e bracconieri di passaggio, fin quando la fondazione proprietaria non si è decisa a chiudere i varchi e ad instaurare un servizio volontario di vigilanza, appoggiati dalla LIPU, dando una mano concreta al Corpo Forestale dello Stato, già incaricato dello stesso dovere.

Nel 2002 l’isola è diventata una riserva naturale statale nonché sito di importanza comunitaria e zona di protezione speciale nell’ambito della rete Natura 2000, il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità, che altro non è che una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’UE per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario. Il presidente designato per Vivara è attualmente l’imprenditore napoletano Maurizio Marinella, proprietario del celebre, omonimo, atelier.

Per lungo tempo il Comitato di Gestione non è riuscito a provvedere alla gestione ordinaria dell’isolotto per problemi burocratici. Nel 2013, però, venne firmata un’intesa tra il Comune di Procida e il Comitato di Gestione, consentendo l’accesso ai turisti durante le festività pasquali, dopo ben 11 anni dalla sua chiusura al pubblico.

A Giugno 2014, per festeggiare il quarantesimo compleanno dell’annessione dell’isola alla Regione Campania, l’associazione Vivara Onlus ha organizzato una giornata-evento di escursione sull’isola.

Tuttavia, il transito nell’isola è vietato, ad oggi. Non c’è, infatti, nessun programma stilato che consenta una fruizione appropriata dell’isola nè è concesso transitare sul ponte di collegamento con Procida, da poco ristrutturato.

Ma il dibattito è acceso intorno alla facceda Vivara, perchè in molti si rendono conto delle potenzialità turistiche della zona e dell’ingiustizia di possedere, a pochi passi, un territorio tanto meraviglioso quanto irraggiungibile.

Marinella le ha persino dedicato una cravatta.

Nel 2001, inoltre, l ‘isola con il suo particolarissimo ponte, è entrata nel Guinness Dei Primati, come ponte tibetano (essenzialmente, un ponte fatto di corde) più lungo del mondo, con i suoi 362 metri di lunghezza.

Il futuro di Vivara

Sono anni che si combatte per lo “sdoganamento” di Vivara. Inizialmente il ponte, costruito nel ’57, non era previsto calpestabile, in quanto “ponte di tubi” che dovevano semplicemente portare l’acqua ad Ischia. Quando sono state fatte le prime proposte per un utilizzo come punto di transito, infatti, sono state subito bocciate. Per cui attraverso un costante lavoro delle associazioni si è arrivati, nel 2010, a una ristrutturazione, avvenuta con circa 4 milioni di euro di contributo.

Nonostante questo i problemi burocratici sono continuati, poichè, pare, i lavori non sono stati fatti con tutte le autorizzazioni richieste, motivo per il quale, ad oggi, il ponte risulterebbe addirittura “abusivo”. La ringhiera poi, già classificata come “rovinata” nel 2001, risulterebbe troppo bassa, di circa 20 cm, per consentire ai turisti di transitare con sicurezza e tranquillità.

Sono più che altro, quindi, problemi “di scartoffie” quelli che separano i turisti curiosi dalle visite guidate in questo paradiso tutto campano.

 

Pote di collegamento tra Vivara e Procida Fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/

Pote di collegamento tra Vivara e Procida
Fonte: Vivara.it/

Una svolta, però, pare ci sia stata lo scorso Maggio, quando, dopo 16 anni, Vivara è tornata ad avere un proprietario privato, diverso dall’ente (l’Ospedale civile di Procida) che lo possedeva prima.

L’isolotto, difatti, nel 1940 era stato “ereditato” dall’ospedale, che si era occupato della messa in sicurezza dei casali di origine borbonica, dopo aver avuto come proprietario  Domenico Scotto Lachianca, un medico locale che l’aveva trasformata in un lungo susseguirsi di vigneti e frutteti, come detto in precedenza.

Sono proprio gli eredi di Lachianca ad aver cominciato un procedimento giudiziario per riprendere in mano questa perla del Mediterraneo, impugnando il suo testamento.

Roberto Gabriele, presidente dell’associazione Vivara, nata nel 1997 per la tutela e promozione del luogo, è stato entusiasta del cambio di guardia: “Se davvero la sentenza del Tribunale avrà effetto, potranno cambiare molte cose. Un conto è infatti dover dialogare ogni volta con un intero Consiglio di amministrazione, come avveniva con l’Albano Francescano (l’ospedale n.d.r.). Un altro è poter parlare con un solo privato, nuovo proprietario del luogo”.

Le tesi in merito alla faccenda ovviamente sono molte e variegate, c’è chi dice che le volontà del testamento non siano state completamente adempiute, chi dice che l’ospedale sarebbe potuto intervenire sbandierando un usucapione oramai avvenuto, fatto sta che, comunque, la mezzaluna coperta di verde che è Vivara è tornata ai Lachianca.

E questo fa sperare in meglio per un prossimo futuro di sviluppo, messa in sicurezza ed apertura al pubblico, magari creando un museo naturalistico ad hoc sul posto.

Sul sito ufficiale dell’associazione trovate anche altre magnifiche foto. Quelle che trovate qui sono tutte provenienti da Vivara.it e isolavivara.it

 

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