I Campi (Flegrei) ardenti: un territorio tutto da conoscere

I Campi (Flegrei) ardenti: un territorio tutto da conoscere

di Sara De Rosa

Bisogna avere un caos dentro per generare una stella danzante”.

(Nietzsche)

Non c’è, forse, citazione più adatta per descrivere quella vasta area, nota come Campi Flegrei (dal greco “flego” che significa “brucio”, “ardo”), situata a nord ovest della città di Napoli e del Golfo di Pozzuoli.
Geologicamente si tratta di una grande caldera in stato di quiescenza che presenta numerosi crateri e almeno ventiquattro piccoli edifici vulcanici, alcuni dei quali presentano manifestazioni gassose effusive come l’area della Solfatara o  idrotermali come Agnano, Pozzuoli e Lucrino.

Mappa dei Campi Flegrei

Mappa dei Campi Flegrei Fonte: danpiz.net

Le origini dell’attività vulcanica dei Campi Flegrei sono antichissime: si stima, infatti, che esse risalgano a circa 50.000/ 45.000 anni fa, quando l’intera zona veniva ripetutamente colpita da eruzioni molto violente che causavano numerose vittime tra i primi uomini che, fin dalla più lontana preistoria, già occupavano queste terre.  La presenza di insediamenti stabili in un territorio apparentemente così inospitale può risultare inverosimile, eppure una serie di condizioni, quali gli approdi riparati dai venti, la terra fertile, il clima mite e i numerosi promontori adatti all’avvistamento dei nemici, indussero diversi nuclei umani a sfidare la violenza della natura.
In realtà la storia degli insediamenti nell’area dei Campi Flegrei è piuttosto travagliata. Infatti nel periodo storicamente noto come “Neolitico” l’intero territorio era soggetto a frequenti e profonde trasformazioni, che rendevano praticamente impossibile una stabile presenza umana in queste terre. Solo intorno a 5000 anni fa il golfo ha assunto una conformazione tale da consentire il “tranquillo” sviluppo di agglomerati, i quali, tuttavia, sono stati soggetti a sporadici eventi vulcanici di portata minore.

Panorama Campi Flegrei Fonte: vulcan.fis.uniroma3.it

Panorama Campi Flegrei
Fonte: vulcan.fis.uniroma3.it

Al di là della storia eruttiva di quest’area del Golfo di Pozzuoli, affascinante e ricca di miti e leggende è soprattutto la storia dei popoli che sfidarono la natura insediandosi in questo territorio tanto generoso quanto pericoloso.
Nel secondo millennio a.C. i Minoici, un popolo con forme di civiltà già piuttosto progredite, avviarono traffici marittimi con tutto il Mediterraneo. Era un’epoca di grandi scambi e migrazioni di popoli, ai quali si accompagnò il viaggio di racconti di grandi catastrofi naturali, sempre etichettate come interventi divini, tramandate oralmente fino a diventare, come spesso accade, memoria storica. Iniziò così l’invenzione di miti e leggende che servirono a mantenere vivi il timore e il rispetto verso la natura e i suoi imprevedibili stravolgimenti.
Al secolo VIII  a.C., invece, risale l’arrivo dei Greci in questa regione; uno dei miti che collocarono nei Campi Flegrei è la famosa battaglia fra Ercole e i Giganti. Ancor più diffuso di quest’ultimo è il mito che collocava in prossimità dell’Averno l’accesso agli Inferi. Il celebre poeta latino Virgilio lo descrive nell’Eneide come “una grotta profonda, per vasta voragine orrenda, difesa dal lago nero e dall’ombra dei boschi”. Virgilio sembra confermare la tradizione orale riportata da Omero, che narra di fatti avvenuti intorno al 1200 a.C. in posti desolati che ricordano l’Inferno. In effetti così doveva essere l’aspetto di questi luoghi dopo ogni eruzione, con numerose e intense esalazioni di gas che non consentivano nemmeno il volo degli uccelli nelle vicinanze (da qui il termine Aorno –  in seguito Averno –  letteralmente “privo di uccelli”). Nulla di più adatto, insomma, per identificarvi l’ingresso dell’Inferno o la casa di Ade.

Lago d'Averno e Monte Nuovo Fonte: vulcan.fis. uniroma3.it

Lago d’Averno e Monte Nuovo
Fonte: vulcan.fis. uniroma3.it

La bellezza di questi luoghi non appartiene al solo passato. Anzi molto si è conservato ed è visibile e vivibile tutt’oggi. I Campi Flegrei sono attualmente un’area turistica di notevole dimensione immersa in un paesaggio capace di coniugare le bellezze del mare al fascino inquietante e suggestivo dei vulcani.

Vanno menzionate innanzitutto le rinomate attività termali. Seppur ridotte, rispetto all’epoca antica, ancora numerose sono le sorgenti di acque termali che vi sgorgano, come quelle famose ischitane o, sulla terraferma, le Terme di Agnano, a carattere soprattutto terapeutico.

Stufe di Nerone Fonte: termediagnano.it

Terme di Agnano
Fonte: turistadimesterie.com

A Lucrino, frequentatissime per relax, sono le Stufe di Nerone, dove oltre agli impianti moderni per le immersioni, vi sono le saune che corrispondono agli impianti antichi di epoca romana, nonché il Lido Nerone, ove è possibile immergersi nelle acque bollenti in apposite vasche situate sulla spiaggia.

Stufe di Nerone Fonte: turistadimesterie.com

Stufe di Nerone
Fonte: turistadimesterie.com

Non mancano, poi, le località di interesse storico e archeologico :
– Il Castello Aragonese di Baia, oggi sede del  Museo Archeologico dei Campi Flegrei, è eretto sulla parte alta dalla depressione creata dai vulcani noti come “Fondi di Baia” e può vantare uno dei migliori punti di osservazione di tutti i Campi Flegrei, grazie ad una suggestiva terrazza che si affaccia sul mare consentendo di abbracciare con lo sguardo un panorama tanto vasto quanto stupendo.

Castello Aragonese di Baia Fonte: locandadeire.it

Castello Aragonese di Baia
Fonte: locandadeire.it

– Le Cento Camerelle, in passato note come Prigioni di Nerone, rappresentano uno dei reperti romani più affascinanti dell’intera zona: si tratta di stretti cunicoli scavati nel tufo che si inseguono e si intrecciano in lungo sentiero tanto che, con la luce giusta, sembrano davvero essere parte di un diabolico labirinto.

Cento Camerelle Fonte: infocampiflegrei.it

Cento Camerelle
Fonte: infocampiflegrei.it

– La Piscina Mirabilis di Baia , una grandiosa costruzione che si presenta come un’immensa vasca costruita sottoterra e composta da altissime navate; è la più grande cisterna romana mai scoperta, un acquedotto con la funzione di portare l’acqua dal fiume Serino fino a Napoli e ai Campi Flegrei, per un percorso di oltre cento chilometri.

Piscina Mirabilis  Fonte: freebacoli.net

Piscina Mirabilis Fonte: freebacoli.net

– La Tomba di Agrippina, madre dell’imperatore Nerone. La leggenda narra che Agrippina fosse stata sepolta in un mausoleo di fronte al porto di Baia; in realtà la struttura conosciuta come monumento funebre è un piccolo teatro, di cui oggi è visibile solo una parte. Un’ulteriore leggenda tramandata dai pescatori della zona narra che nelle notti di luna piena, sul pelo dell’acqua del molo di Baia, si vede passeggiare il fantasma di Agrippina, vestita con una lunga tunica bianca.

Tomba di Agrippina Fonte: ecampania.it

Tomba di Agrippina Fonte: ecampania.it

– La Casina Vanvitelliana è una villetta situata nel bel mezzo del lago Fusaro a Bacoli. I Borbone vollero costruirla proprio in quella zona, dove avevano la loro area di caccia, per avere un villino dove ristorarsi durate le uscite. In passato ha ospitato personaggi illustri come Mozart e il Presidente Luigi Einaudi.

Casina Vanvitelliana Fonte: incampania.com

Casina Vanvitelliana Fonte: incampania.com

 

Infine, per gli amanti della natura, vi sono le località vulcaniche aperte al pubblico.
A Pozzuoli si trova la Solfatara, cratere ancora attivo dove si manifestano potenti fumarole che erompono vapori sulfurei a oltre 160 gradi, mentre in una depressione centrale della caldera si può osservare un fango che bolle a 140 gradi.  Qui sono stati ambientanti alcuni famosi film di Totò, uno su tutti Totò all’inferno, nonché le sequenze vulcaniche del film Pink Floyd a Pompei.

Solfatara  Fonte: maxisciences.com

Solfatara Fonte: maxisciences.com

Insomma l’area flegrea è in grado di soddisfare i più variegati interessi. E’ un luogo da non perdere che ha ispirato fra i tanti il cantautore Bennato: “Campi Flegrei, gente che va, tempo d’aprile, qualche anno fa. Vecchio pianino suona per me quella canzone…Campi Flegrei”.

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